Si legge e si parla spesso di consumo di acqua – impressionante – per i processi alimentari. Ma lo stesso discorso vale anche per il tessile: per realizzare i nostri vestiti, infatti, vengono impiegati migliaia e migliaia di litri d’acqua. Sapete quanta acqua serve per una maglietta? All’incirca 2.700 litri. E per un paio di pantaloni? Addirittura 7.000. Si tratta di valori giganteschi, che cozzano decisamente con il concetto di sostenibilità e rispetto dell’ambiente e delle sue risorse. Insomma, dovremmo imparare a considerare la nostra “impronta idrica” anche nei nostri comportamenti di acquisto.

#100wears
In una società come la nostra dove anche la moda è “fast”, non si può non interrogarsi sugli effetti delle nostre scelte. Proprio per farci rimanere con i piedi per terra, e l’attenzione rivolta anche allo spreco di acqua, sui social spopola l’hashtag “#100wears”, ovvero “indossare 100 volte”. Come scrive Adnkronos, si tratta di un vero e proprio atto di accusa al nostro modo di acquistare capi di abbigliamento che poi indosseremo poco e niente, e ci invita invece a fare shopping in modo più consapevole, a vantaggio delle nostre tasche e della sostenibilità ambientale. Il ragionamento logico di “#100wears” è ineccepibile: se ciò che si acquista sarà utilizzato almeno 100 volte, allora la spesa sarà ponderata. Già nel 2020 il rapporto “Global Fashion: Green is the new black” ha evidenziato quanto l’industria della moda sia poco sostenibile, con un tasso di riciclo pari all’1%.