Tra acqua e cielo esiste una connessione molto più forte di quella che potremmo immaginare. E il discorso si può allargare anche al nostro sistema solare: è stato infatti appena scoperto che la Luna sia una “ladra” di acqua.
La Luna ‘ruberebbe’ acqua alla Terra da miliardi di anni, sottraendo dalla sua atmosfera ioni idrogeno e ossigeno che una volta combinati andrebbero a formare permafrost e acqua liquida (nascosta sotto la superficie) per un volume complessivo di circa 3.500 chilometri cubici, pari a quello dell’ottavo lago più grande del mondo, il lago Huron in Nord America. Lo scrive l’Ansa, riprendendo uno studio pubblicato su Scientific Reports dai ricercatori dell’Istituto di Geofisica della University of Alaska Fairbanks.

Colpa degli asteroidi?
Secondo i modelli attuali più accreditati, la maggior parte dell’acqua lunare sarebbe stata portata dall’impatto di asteroidi e comete e dal vento solare che veicola ioni idrogeno e ossigeno. Ma i dati raccolti dalle principali missioni lunari delle agenzie spaziali di Stati Uniti, Europa, India e Giappone, sembrano indicare anche una terza possibile fonte: l’atmosfera terrestre. “I dati mostrano la presenza sulla Luna di quantità rilevanti di ioni di ossigeno e idrogeno nei cinque giorni del mese lunare in cui il nostro satellite attraversa la ‘coda’ della magnetosfera terrestre (quella bolla a forma di lacrima che viene creata dal campo magnetico terrestre e che scherma il nostro pianeta dal flusso di particelle cariche provenienti dal Sole)” riporta Ansa. “La presenza della Luna nella ‘coda magnetica’ della Terra, altera temporaneamente alcune linee del campo magnetico terrestre: quelle interrotte che si perdono nello spazio finiscono per ricongiungersi con le loro controparti e in questo modo gli ioni che sfuggivano perdendosi nello spazio tornano verso la Terra, colpendo nel loro percorso la Luna (che non è dotata di una magnetosfera protettiva)”. “E’ come se la Luna fosse sotto la doccia, con una pioggia di ioni di ritorno sulla Terra che finiscono per cadere sulla superficie della Luna”, spiega il coordinatore dello studio, Gunther Kletetschka.