Tra i tanti temi legati alla salute c’è anche quello riferito ai Pfas, un acronimo che sta per la definizione inglese Perflurinatedt alkylated substances. Si tratta di una famiglia di sostanze chimiche, oltre 4.000, utilizzate nei processi industriali a partire dagli anni ’40 e ancora usate. Conosciuti come “prodotti chimici per sempre”, questi composti non sono facilmente smaltibili: ed è ormai un dato di fatto che i Pfas, nonostante le attuali cautele, abbiamo contaminato l’ambiente, a partire dal suolo e dall’acqua. Insomma, è molto probabile che queste sostanze possano finire nella nostra acqua potabile. Che fare, quindi, per tutelare la propria salute, anche se nel nostro paese gli acquedotti sono controllati con accuratezza? L’osmosi inversa è una delle migliori opzioni per rimuovere i Pfas dall’acqua.

Acqua in sicurezza
I purificatori a osmosi inversa, come quelli di ultima generazione di IWM, “lavorano” attraverso un processo naturale che spinge l’acqua da trattare attraverso una membrana semipermeabile. Questa membrana ha dei pori di una dimensione di circa 0,0005 micron, il che significa che qualsiasi impurità più grande di tale valore viene trattenuta e scartata. I composti chimici Pfas sono in genere molto più grandi di questa dimensione, e pertanto non possono attraversare la membrana del dispositivo, che invece erogherà solo acqua pura. Anche l’Istituto Superiore di Sanità, dopo una serie di studi, ha confermato che l’osmosi inversa è tra le tecnologie più efficaci nella riduzione dei livelli di Pfas dell’acqua a quantitativi insignificanti. I moderni sistemi a osmosi inversa, che a casa si installano sotto il lavello della cucina, possono infatti rimuovere ben oltre il 90% di tutti i contaminanti Pfas, ma non solo: eliminano quasi il 100% di possibili altri elementi indesiderati quali batteri, virus, metalli, fluoruro, minerali. A vantaggio della salute di tutta la famiglia.