Ridurre le perdite di rete e sviluppare la depurazione. Si concentrano su questi due imperativi gli investimenti per l’acqua, in crescita costante da diversi anni e pronti a spiccare il volo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il dato emerge dalla monografia Blue Book realizzata dalla Fondazione Utilitatis e presentata nel corso del Festival dell’acqua promosso e organizzata da Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche.
“Dopo anni di instabilità – si legge nel documento – gli investimenti realizzati hanno registrato una crescita costante a partire dal 2012. Nel 2019 si sono attestati ad un valore pro capite di 46 euro (più 17% rispetto al 2017 quando erano a 38,7 euro)” . E, per quanto riguarda il futuro, finalmente ci sono le risorse per fare di più, molto di più, anche per risolvere problemi ormai cronici.
“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta una grande occasione per il comparto idrico, ma le risorse stanziate devono essere accompagnate da alcune riforme – dichiara il presidente di Utilitalia Michaela Castelli –. Occorre agire rapidamente sulla governance favorendo la presenza di operatori industriali al Sud”.
In base alla fotografia scattata nel Blue Book, infatti, al Sud la gestione delle acque è spesso affidata all’ente locale, con investimenti bassissimi che ovviamente non consentono, ad esempio, di impegnarsi sul fronte delle perdite e della depurazione. Secondo gli ultimi dati disponibili a livello nazionale il prelievo di acqua potabile ha registrato una riduzione dal 2015 al 2018, passando da 9,4 milioni di metri cubi a 9,2 milioni di metri e mettendo così a segno il primo calo negli ultimi 20 anni. Anche il consumo di acqua potabile pro capite è in calo, seppur di poco: circa 215 litri per abitante al giorno, rispetto ai 220 litri del 2015. Nonostante i valori si siano ridotti, il consumo idrico italiano è comunque fuori range. In media, infatti, il consumo dei Paesi europei è di 125 litri per abitante al giorno.

Allarme climate change
A rendere ancora più urgente e strategico l’investimento nel settore idrico, poi, c’è il cambiamento climatico. “Gli eventi siccitosi e quelli alluvionali – spiega il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo – non possono più essere considerati eccezionali ma eventi dalla ricorrenza ciclica; devono essere affrontati con processi strutturali sostenibili nel lungo periodo. Serve un massiccio piano di investimenti. Su questo fronte molto bisognerà fare, puntando sull’opportunità storica offerta dal Next Generation EU, e sulla sua capacità di sostenere la ripresa economica in chiave di sostenibilità”.
I fondi assegnati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza che riguardano le aziende del servizio idrico ammontano a 3,5 miliardi di euro, ma i progetti del settore ritenuti candidabili a essere inclusi nel Piano sfiorano i 14 miliardi. Insomma, il cammino è iniziato, ma davvero c’è tanta strada da percorrere.