Il cambiamento climatico e la carenza di acqua pulita rappresentano vere e proprie criticità in agricoltura, in particolare nelle regioni mediterranee. Ma alcune coltivazioni si “accontentano” dell’acqua salata. È il caso dell’ulivo, come dimostra uno studio italiano appena pubblicato sulla rivista Plant Physiology and Biochemistry. “Capire come il sodio – la sostanza presente in maggiori quantità nell’acqua salina – entra nel frutto e come interagisce con i meccanismi fisiologici della pianta è fondamentale”, ha dichiarato all’Ansa Luca Sebastiani, uno dei ricercatori, nonché direttore dell’Istituto di Scienze della Vita al Sant’Anna di Pisa. La comprensione di questo aspetto è il primo passo per capire quali varietà resistono meglio all’acqua salata, per passare poi a studiare la possibilità di migliorare geneticamente le altre varietà, in modo da renderle più resistenti.

Studi ancora in corso
Ovviamente la strada da percorrere è ancora lunga. Tra gli aspetti da studiare ci sono poi la quantità di acqua salata tollerata dalle piante e la tempistica dell’irrigazione. In base al livello di maturazione dei frutti, infatti, il sodio può avere effetti più o meno negativi e influenzare la quantità e composizione degli acidi grassi presenti nelle olive.