Acqua pulita e servizi igienico-sanitari per tutti. È questo uno degli obiettivi indicati dall’Onu per il 2030, una data estremamente vicina se si pensa a quanto – a 11 anni di distanza – siamo tremendamente lontani dal traguardo. E, a rendere il tutto ancora più complicato, c’è la scarsità della risorsa acqua e l’aumento della popolazione. Nella necessità di aguzzare l’ingegno per trovare le migliori soluzioni di ottimizzazione, recupero e risparmio, come sempre la natura ha tanto da insegnarci.

Acqua dall’umidità della notte
Per esempio con la “lezione” di uno scarabeo che vive nel deserto del Namib, in Africa, in una regione in cui in pratica non ci sono precipitazioni e in cui sottosuolo è di fatto completamente privo d’acqua. Per ottenere la piccola quantità d’acqua necessaria per vivere, questi scarabei si posizionano durante la notte nella parte più alta della duna, dove raccolgono l’umidità della nebbia. Le goccioline d’acqua si aggregano e rotolano nella bocca grazie alla presenza di piccole asperità sulle ali esterne. E così, allo scarabeo basta aprire le bocca per fare il pieno. Lo stesso principio di raccolta è utilizzato nelle tecnologie di fog catching/harvesting, proprio partendo dall’umidità della nebbia. Grazie scarabeo!