Favignana, Ustica, Vulcano, Panarea… L’elenco delle piccole isole italiane, che puntualmente ogni estate si trasformano in grandi destinazioni turistiche, potrebbe continuare a lungo. Ognuna unica e irripetibile, le piccole isole italiane condividono una serie di problemi strutturali, il più grave dei quali è solitamente la scarsità di acqua dolce, che si trasforma in una vera emergenza quando la popolazione passa da poche migliaia a diverse migliaia di persone, con un consumo procapite di circa 200 litri di acqua al giorno.

Il “caso” Favignana
Solitamente, il problema della scarsità d’acqua viene affrontato con un’intensa programmazione di navi cisterna, soluzione poco ecologica e molto costosa che però potrebbe avere i giorni – ops, gli anni – grazie alla scoperta effettuata da un team multidisciplinare di Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. In particolare, gli esperti di Enea hanno studiato il caso di Favignana, individuando i percorsi delle acque che si infiltrano nel sottosuolo e vanno ad alimentare le falde. Grazie a questo tracciamento, che verrà replicato sulle altre piccole isole, l’uso sostenibile di pozzi opportunamente collocati permetterà di soddisfare buona parte del fabbisogno idrico, anche in alta stagione.