E’un gesto di cura semplice e istintivo. Chi ha le piante, e le vuole conservare rigogliose e in salute, le bagna. Corretto ma… con qualche distinguo, in base alla stagione e al tipo di pianta. Innanzitutto, le acidofile (come azalee, rododendri, camelie e diverse piante tropicali) mal tollerano il calcare, presente in grande quantità nelle acque cosiddette dure. Per bagnare queste piante senza usare acqua minerale (e senza raccogliere l’acqua piovana) è sufficiente lasciar riposare l’acqua nell’innaffiatoio o nella bottiglia per 48 ore. In questo lasso di tempo, buona parte del calcio presente si depositerà sulle pareti del contenitore. Innaffiate con acqua più “leggera”, le piante non andranno incontro alla clorosi, malattia che che si manifesta con un ridotto assorbimento di ferro e che determina ingiallimento delle foglie e generale debolezza della pianta.

Occhio al cloro
Un altro nemico delle piante, questa volta senza distinzioni, è il cloro, la cui presenza è avvertibile dal caratteristico odore di candeggina. Anche qui, però, è sufficiente lasciar “riposare” l’acqua in un brocca (o comunque in un recipiente aperto) per favorire l’evaporazione di questa sostanza.
Soprattutto in inverno, poi, attenzione alla temperatura dell’acqua, che deve sempre essere a temperatura ambiente per evitare alle radici uno shock termico. Infine, anche l’ambiente molto secco non favorisce il rigoglio. Se non è possibile umidificarlo, può essere sufficiente vaporizzare le foglie 2-3 volte a settimana.