Torna la grande arte al cinema con Le Ninfee di Monet, il documentario dedicato al padre dell’Impressionismo e alla sua ossessione per le ninfee. In sala solo per tre giorni, fino a domani.
Innamorato e attratto dell’acqua, vicino alla natura, perfezionista, dedito fino all’estremo alla pittura. Ecco il ritratto di  un autentico genio che visse la sua lunga vita – ben 86 anni – dividendosi fra pittura e contemplazione del modo circostante.

Oggi il grande cinema d’autore omaggia Claude Monet con un film evento: Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e di luce, che sarà in sala solo fino al 28 novembre.  Diretto da da Giovanni Troilo e prodotto da Ballandi Arts e da Nexo Digita, il film racconta l’occhio prodigioso dell’artista impressionista per catturare ogni forma e ogni sfumatura di colore, la mano instancabile per trasferire sulla tela la delicata maestosità della natura, tra acqua e luce, fiori e cielo.

Quando l’arte è vita
Come riporta l’Ansa, “Attraverso la narratrice Elisa Lasowski e gli interventi dello scrittore Ross King, della fotografa Sanne De Wilde e della giardiniera della Fondation Monet Claire Hélène Marron, il film mescola fiction e immagini di repertorio per ricostruire la parabola artistica e umana dell’artista francese: la pittura come vita, la nascita dell’Impressionismo, la famiglia e il dolore per i lutti, l’amicizia con il primo ministro francese George Clemenceau che lo protesse e ne comprese la genialità, la malattia agli occhi, la sofferenza per la tragedia della prima guerra mondiale che prende corpo nei dipinti. In particolare nel racconto emerge l’elemento che maggiormente caratterizzò la vita di Monet: la passione per il paesaggio circostante ben presto si trasformò nell’ossessione di rappresentare su ogni tela l’impalpabile bellezza dell’acqua, della luce e dell’aria. Monet dipingeva senza mai smettere, riproponendo soggetti ricorrenti, alberi, acqua, fiori e soprattutto ninfee. Per l’artista, che concepiva la natura non solo come soggetto privilegiato dei suoi quadri ma anche come strumento per dare voce al suo paesaggio interiore, questa sorta di sfida continua alla sua capacità di pittore divenne un tormento e una perenne forma di inquietudine”.

Come in un viaggio
“Come in un viaggio, accompagnato dalla musica di Remo Anzovino, il film conduce lo spettatore attraverso i luoghi dell’artista: da Le Havre, che Monet lasciò a 19 anni portandosi dietro il suo mare, le scogliere e i paesaggi resi evanescenti dalla foschia (qui dipinse “Impression, soleil levant” da cui deriva il nome del movimento impressionista) a Giverny, la cittadina lungo la Senna dove poi creò il suo piccolo mondo di fiori e acqua da dipingere incessantemente, con il celebre stagno delle ninfee, fino a Parigi, nelle stanze dei musei che gli rendono onore (Musée Marmottan, Musée de l’Orangerie, Musée d’Orsay). Mentre si succedono sullo schermo tanti dei capolavori dell’artista, il film infine si sofferma sulla sua ultima opera, la Grand Décoration. Dopo aver superato la depressione che lo aveva spinto a lasciare la pittura, Monet, ormai quasi cieco, riprese i pennelli per realizzare la sua impresa più colossale: pannelli enormi raffiguranti il suo stagno di ninfee, da destinare (disposti da est a ovest per seguire la luce) alle sale ovali del Musée de l’Orangerie, da lui stesso disegnate”.