La rete idrica italiana è obsoleta, ma si potrebbe sfruttare il Recovery Plan per far fare al Paese un balzo in avanti, investendo in servizi realmente utili al cittadino e in grado di fare la differenza, anche per l’ambiente. È questa, in estrema sintesi, l’idea espressa da Legambiente durante la seconda edizione del “Forum Acqua: per un servizio idrico integrato sostenibile”, recentemente organizzato dall’associazione ambientalista in collaborazione con Utilitalia e Celli Group, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio. Secondo i dati The European House-Ambrosetti, sono circa 425mila i km di infrastrutture della rete idrica obsolete, il 25% delle quali ha oltre 50 anni e il 60% supera i 30. Sul fronte delle perdite, con riporta Adnkronos, al Sud si disperdono 1,25 miliardi di metri cubi di acqua in più rispetto al Nord, pari alle esigenze idriche di 15 milioni di persone.

Interventi urgenti per non… fare acqua
“Nella discussione sul Recovery Plan italiano si continua a parlare di progetti lontani dai bisogni del Paese, come il tunnel sotto lo stretto di Messina – ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – ma non si mettono in programma gli interventi realmente utili al Paese e ai cittadini, come i depuratori, gli acquedotti o le reti fognarie”. Ecco allora il contributo dell’associazione ambientalista, che con le sue proposte punta innanzitutto a porre fine all’emergenza depurativa del nostro Paese, che è già stato condannato dall’Ue a pagare 25 milioni di euro, cui se ne aggiungono altri 30 per ogni semestre di ritardo nella messa a norma degli impianti. A questo proposito, Legambiente propone di separare le reti fognarie, tra acque di scarico e meteoriche, favorendo anche interventi di adattamento al clima nelle aree urbane. E poi, per un mondo più blu e più ecologico sì al varo di misure per la “riqualificazione idrica” degli edifici e degli spazi urbani. Questi interventi dovrebbero entrare a far parte dei meccanismi di incentivazione e defiscalizzazione, così come già accade per gli interventi di efficientamento energetico. Infine, importante investire sulla risorsa acqua, finanziando ricerca e sviluppo di sistemi e impianti innovativi. Una mossa quanto mai necessaria, visto che ancora secondo di dati The European House-Ambrosetti l’Italia è fanalino di coda tra gli Stati Ue per tasso di investimenti nel settore idrico, con una media di 40 euro per abitante all’anno. Ma serve di più, molto di più. E i soldi in arrivo dall’Ue possono fare la differenza.