Tra fontane, zampilli e cascate, l’elemento acqua “dialoga” con il monumento architettonico: si realizza così la fusione tra natura e arte. A maggio diventerà nuovamente realtà l’idea alla base dei giochi d’acqua voluti dall’architetto Giuseppe Poggi, che tra il 1872 e il 1876 a Firenze progettò le Rampe. Il complesso si trova tra Porta San Niccolò e piazzale Michelangelo, e come quest’ultimo è al centro di un vasto progetto di restauro e riqualificazione. E, con il posizionamento di una cisterna in grado di contenere 27.000 litri, a questo tesoro ritrovato di Firenze sarà restituito l’attrazione di maggiore effetto, appunto i giochi d’acqua. Grazie a un sistema di pompe, questo serbatoio di compenso garantirà l’afflusso di acqua a cascate, vasche e fontane, fino all’ultimo livello delle Rampe.

Ritorno alle origini
L’operazione di restauro del complesso delle Rampe è partita nel luglio 2018 a cura del Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio del Comune di Firenze, coadiuvati dai tecnici della Direzione Ambiente e interamente sostenuta, nell’ambito della normativa ‘Art Bonus’, dalla Fondazione CR Firenze, con un contributo di 2,5 milioni di euro. Il nuovo serbatoio permette di superare le interruzioni nel sistema di adduzione dell’acqua dalle sorgenti di Gamberaia e Alinari e in più è completamente sostenibile. Per riprodurre le suggestioni volute dall’architetto Poggi è stato infatti ideato un impianto idrico che si fonda sul ricircolo alimentato con acqua di pozzo, senza attingere dalla rete idrica cittadina. Il percorso dell’acqua sarà quello originario, che prevede la caduta dal livello più alto al livello più basso delle Rampe, fino a raggiungere le due vasche poste di lato alla Porta San Niccolò, compresi gli zampilli delle due vasche al primo e al secondo livello, per un totale di circa 259 mila litri di acqua.