Azzerare gli sprechi, investire per ridurre l’inquinamento e per aumentare la disponibilità della risorsa acqua. In Asia e non solo, Singapore è un esempio per quanto riguarda la gestione ecologica ed economica dell’oro blu. Un esempio per tutti: oggi quasi metà dell’acqua che si consuma a Singapore arriva dalla Malesia, esattamente dal fiume Johor. Come riporta Internazionale, la città-stato compra dal Paese confinante quasi quattromila litri d’acqua per 3 sen (meno di un decimo di centesimo di euro). E poi gliela rivende purificata per 50 sen.

Una strategia illuminata
I tentativi di aumentare le riserve d’acqua sono iniziati 10 anni fa con l’introduzione di sanzioni durissime per chi buttava rifiuti nei fiumi e con la pulizia dei corsi d’acqua. Progressivamente, partendo da una condizione in cui si diceva che i ciechi potessero “vedere” i fiumi a causa del terribile tanfo che emanavano, i corsi d’acqua sono tornati puliti e cristallini. Sempre allo scopo di aumentare la disponibilità di acqua, sono stati creati 17 bacini, in grado di raccogliere la pioggia che cade su due terzi del territorio. Infine, il governo sta sperimentando l’utilizzo di contatori wireless, che riescono a individuare in tempi molto stretti un uso eccessivo d’acqua o una perdita, e continua a investire su impianti di riciclaggio. Oggi nella città stato ce ne sono 5, e forniscono circa il 40% dell’acqua utilizzata nel Paese. La previsione è quella di arrivare al 55% entro il 2060, cosa che però implicherebbe l’utilizzo di acqua riciclata non solo per l’industria ma anche per il consumo umano. Tutta da vedere, ovviamente, l’accoglienza di questa possibilità da parte della popolazione…