Tra i tanti misteri della civiltà Maya c’è quello della fine di Tikal, una delle più potenti città-stato, completamente abbandonata attorno all’800 d.C. Cosa spinse una popolazione di 90.000 abitanti ad abbandonare gli stupendi palazzi che sorgevano nel cuore della foresta del Guatemala? Secondo uno studio da poco pubblicato su Scientific Reports, e firmato dall’Università di Cincinnati, la causa è probabilmente riconducibile alla cattiva gestione delle acque, che finirono progressivamente con l’avvelenare la popolazione, mettendo in fuga i superstiti.

“Colpa” del mercurio
In base alle rilevazioni effettuate con la spettrofotometria XRF (X-ray fluorescence spectroscopy) si verificò un progressivo accumulo di mercurio negli strati profondi di sedimenti delle riserve d’acqua del Palazzo e quella del Tempio, le più profonde, a cui gli abitanti furono costretti ad attingere in seguito alla prolungata siccità. Secondo gli studiosi, il mercurio derivava dalle pitture utilizzate per decorare le pareti degli edifici, pitture che venivano progressivamente “sciolte” dalle piogge, confluendo nelle riserve stesse. Le decorazioni erano infatti realizzate con il cinabro, un minerale di color rosso vermiglio che è un tossico connubio di zolfo e mercurio. E così, un sorso alla volta, una brocca dopo l’altra (all’epoca non c’erano ovviamente i controlli e i sistemi di depurazione attuali), gli antichi abitanti di Tikal, a iniziare dalle classi più ricche e potenti, pagarono con la salute  il loro gusto per il bello e le decorazioni.