Anche se il suo nome richiama i gialli di Agatha Christie, non bisogna certo pensare di non averci mai a che fare. L’arsenico, infatti, è un semi-metallo presente in natura, diffuso nel suolo, nelle rocce e nelle acque potabili. Come tutti sappiamo, l’arsenico può avere effetti anche molto gravi sulla salute: bisogna quindi conoscerlo e sapere come proteggersi da eventuali rischi. Per l’uomo, la principale fonte di esposizione è rappresentata dalle acque minerali con arsenico, presenti in alcune falde del nostro Paese. Ecco cosa dicono in merito le leggi e i regolamenti europei e quali sono i limiti fissati.

La normativa vigente
La normativa di cui al regolamento CE n. 178/2002 stabilisce requisiti generali della legislazione alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare. L’acqua viene ingerita come ogni altro alimento direttamente, contribuendo così al rischio complessivo cui si espongono i consumatori attraverso l’ingestione di sostanze, tra cui contaminanti chimici e microbiologici. Il capo I, art. 2 del Regolamento CE 178/2002 definisce “Alimento” anche l’acqua ingerita indirettamente, cioè intenzionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento ( es. tè,caffè, bibite, acqua gassata refrigerata, reidratazione di cibi liofilizzati ivi compresi latte,orzo,caffè solubile, preparazione di sughi-minestre-minestroni-salamoie-brodi,cottura della pasta/riso, lessatura delle verdure, preparazione di impasti per pane- pizza-dolciumi ecc.)
Gli operatori del settore alimentare, nel rispetto della normativa vigente in materia di alimenti Legge 283/62, DPR 327/80, Regolamenti CE 178/2002,852/2004,882/2004 sono, sotto il profilo giuridico-istituzionale soggetti obbligati ad inserire nel piano di autocontrollo la gestione del rischio derivante dall’acqua disponibile, (anche se potabile), sono in grado, meglio di chiunque altro, di elaborare sistemi sicuri per l’approvvigionamento alimentare (ivi compreso quello dell’acqua) e garantire la sicurezza dei prodotti forniti. Occorre pertanto che l’acqua utilizzata per il lavaggio, la preparazione, produzione, trattamento degli alimenti sia sicura e cioè contenga arsenico e fluoruri in quantità rispettivamente ricompresa entro 10 microgrammi/litro ed 1,5 mg/litro.

Per tutelarsi tra le mura domestiche
Spesso anche le acque imbottigliate contengono una piccola percentuale di arsenico e lo stesso può valere per l’acqua dell’acquedotto. Anche se tali quantità sono sotto la soglia prevista dalla legge, esistono delle soluzioni che consentono di abbattere la presenza di arsenico nell’acqua di casa. Ad esempio, anche per l’uso casalingo sono disponibili purificatori e impianti a osmosi inversa di nuova generazione, che si montano direttamente sotto il lavello della cucina, e che garantiscono un’acqua sana e di qualità. Però, proprio perché l’argomento è delicato, l’indicazione è quella di rivolgersi solo e soltanto ad aziende di comprovata serietà prima di investire in un sistema domestico per il trattamento dell’acqua.