E’allarme: l’organismo Onu sulla biodiversità avvisa infatti che in tempi relativamente brevi un milione di animali e vegetali scomparirà dalla faccia della Terra e dalle profondità degli Oceani. Eppure, nonostante l’annuncio spaventoso, qualcosa si può ancora fare. La Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (Ipbes) ha chiesto formalmente ai leader mondiali di passare all’azione quanto prima. Secondo gli esperti l’unica speranza per evitare il peggio è quella di porre fine allo sfruttamento intensivo degli ecosistemi per le attività umane. “La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, così come di tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai” ha denunciato il britannico Robert Watson, presidente dell’Ipbes, al termine dei lavori in corso presso la Casa dell’Unesco a Parigi.
Il testo diffuso dagli scienziati – un rapporto di 1800 pagine, frutto di tre anni di censimenti, analisi di dati da parte di diverse centinaia di esperti – avvisa che la Terra potrebbe essere all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia, ma la prima attribuita all’uomo e alle sue attività.
Negli ultimi secoli per mano dell’uomo sono già scomparse 680 specie di vertebrati.   “Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero” ha avvertito Watson, sottolineando nel contempo che “non è troppo tardi per agire, ma solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli, da quello locale a quello mondiale”.

Ecosistemi acquatici da proteggere
La causa della perdita accelerata della biodiversità sono i comportamenti umani più che le ripercussioni del riscaldamento globale. Per evitare un disastro ecologico servono rapidi interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali (spesso anticipato dalla deforestazione, in miniere, agricoltura intensiva, caccia e pesca). Ma occorre anche limitare l’uso di pesticidi, lottare all’inquinamento, senza dimenticare una più razionale urbanizzazione. Le attività antropiche hanno già “alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40% degli ecosistemi marini e la metà di quelli di acqua dolce”, avverte il rapporto Onu. Oltre alla mano dell’uomo entrano in gioco, seppur in modo meno influente, i cambiamenti climatici, anch’essi causati in parte dai comportamenti umani, responsabili di un’ulteriore accelerazione nella scomparsa di alcune specie. Gli esperti avvertono che la perdita di biodiversità avrà un impatto diretto su ciascuno di noi: dal cibo all’energia, dall’acqua potabile alla produzione di farmaci fino all’assorbimento del CO2. “La quantità di elementi della natura che sfruttiamo a vario titolo è immensa. Ed è fondamentale per l’esistenza e la prosperità della vita umana. Anche perché la maggior parte di tali materie prime non è sostituibile”, precisa il rapporto Onu.