Fresca e dissetante, grazie a quel retrogusto amarognolo, l’acqua tonica è una delle bevande top dell’estate. Ed è buona da bere così, magari con un po’ di ghiaccio e una fettina di limone, ma anche un ingrediente versatile per tanti cocktail. Perfetta nelle ore più calde o per un aperitivo analcolico, il successo dell’acqua tonica nasce in realtà dal suo risvolto curativo. Non tutti sanno infatti che la sostanza che fornisce il caratteristico sapore amarognolo è il chinino, un alcaloide presente nelle cortecce dell’albero di china, originario della zona andina. Il chinino ha proprietà analgesiche, antinfiammatorie, aiuta a combattere la febbre e si è rivelato utile contro la malaria.

A base di chinino
Molto salutare, quindi, ma altrettanto difficile da mandare giù. Per sopportarne il sapore amaro di solito si scioglieva la polvere del chinino in acqua e zucchero. E i britannici di stanza in India, che ne facevano grande uso, iniziarono ad assumerlo anche diluito nel gin, con un goccio di lime o limone, anticipando il noto cocktail, per ristorarsi dal caldo tropicale e per prevenire la malaria. Nel 1858 Erasmus Bond brevettò un tonico liquido addizionato d’aria, la prima acqua tonica commerciale. Il successo conseguente portò alla creazione di altri prodotti, tra cui la famosa Indian Tonic Water della Schweppes. Ed eccoci ai giorni nostri, anche se con un contenuto di chinino molto, molto inferiore, anche perché si tratta di un ingrediente molto caro.
Come essere sicuri della qualità di un’acqua tonica? L’elemento discriminante è la presenza di estratto naturale, in alternativa al chinino sintetico.